Latte e zucchero, per una partenza da campioni!

Una madre mi riporta il consiglio avuto da un noto ospedale di generico nord-est Italia:

Goccine di glucosio sul capezzolo per far attaccare al seno il neonato riluttante!”

“Mettiamo due goccine di acqua e zucchero signora che così invogliamo il bambino a ciucciare!”

Eh certooo! Perché è proprio il glucosio ciò di cui ha bisogno un neonato per attaccarsi al seno!

Eh sì! Sì, sì, sì, sì, sì!

Delirio collettivo. Ecco di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando di prassi ospedaliere che ostacolano un buon avvio dell’allattamento, fondamentale per lo sviluppo di sistema immunitario del bambino e per facilitare la sua relazione con la madre.

Il neonato ha bisogno di tempo per attaccarsi al seno, di oscurità e di silenzio. Il cucciolo ha bisogno del colostro che esce dal seno dopo il parto, del profumo della mamma, del suo calore, del contatto pelle a pelle. Egli ha bisogno di ciò che la Natura ha previsto e che viene sistematicamente negato in molti ospedali italiani. Perché c’è fretta, troppa luce e troppi rumori. Perché non lo si ritiene possibile, spontaneo. C’è necessità di intervenire. Mai che la donna ed il suo bambino abbiano competenze e risorse endogene.

Il colostro viene sostituito con acqua e zucchero, l’odore della mamma con gli aromi del sapone, il suo calore con quello dei vestiti, il contatto pelle a pelle con… NIENTE! Superfluo! Pelle a pelle gettato nel dimenticatoio e sostituito – all’occorrenza – con una bella culletta termica! Le aspettative biologiche innate nella madre e nel bambino vengono disattese. Negate. Ostacolate. A discapito delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E poi si risolve anche il problema del bambino che vuole solo stare appiccicato a sua madre: neonato esiliato e calmato con il Signor Santo ciuccio! Eh sì, perché un bambino appena venuto al mondo del ciuccio ha PROOOPRIO bisogno! Mica può stare tutto il tempo a ciucciare la tetta!

Ma questo bambino avrà pur un buon motivo per non attaccarsi?

Perché non guardare alla possibile causa?

Il neonato è stato lasciato con la madre dopo il parto per tutto il tempo a lui necessario per trovare il seno?

La percezione dell’odore del colostro e della pelle della madre è stata alterata dal profumo del sapone del bagnetto?

Come sta questa mamma?

Ha bisogno di un sorriso?

Di un abbraccio?

Di due orecchie che l’ascoltano e di due occhi che la guardano?

Ma perché andare a ricercare la causa quando possiamo agire, senza troppo sforzo, sul sintomo?

Ed ecco la fine della storia annunciata in apertura dallo strillone, ecco la conclusione che l’operatore sanitario che ha messo quelle goccine apparentemente innocue non conoscerà mai: il piccolo non si attacca correttamente al seno, la madre torna quindi a casa con le ragadi, le notti sono un inferno, passate tra il dolore ed i pianti non solo del neonato; lacrime, frustrazione, stanchezza; il biberon ricevuto in regalo appare come la soluzione, il “latte” formulato anche. La madre cede, è l’inizio della fine dell’allattamento.

Peccato, davvero un peccato.

“… anche il più magnifico dei prodotti non potrà eguagliare il latte di mamma perché solo questo, e lo è da milioni di anni, è quello che è destinato alla crescita e alla salute del cucciolo d’uomo …”

Tiziana Catanzani

Ma sì dai, continuiamo a guardare il dito e non la luna, continuiamo a guardare alla donna appena divenuta madre come inadeguata, come fragile, come figlia!

Sono arrabbiata. Eccome se sono arrabbiata.

 

Ringrazio la mia amica e collega Ilaria Emiliani per il suo contributo nella stesura di questo pezzo.

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