La serenità della mamma

La mia bambina rimane da poco all’asilo per il riposo pomeridiano. Ha ventuno mesi.
In molti hanno giudicato questa mia decisione: c’è chi la reputa vergognosa e chi doverosa. Nei confronti del bambino, s’intende.

Ma cambiamo punto di vista. Non sarebbe riprovevole se io non ascoltassi i miei desideri?
Prima della nascita di Viola cercavo la soddisfazione in me stessa soprattutto attraverso la pittura e lo studio. Ora la inseguo anche nell’essere madre, una buona madre; ma il desiderio di dipingere e di studiare non sono certo svaniti, tutt’altro.

Si dice che quando arriva un figlio tutto cambia. Io credo invece che il mondo attorno noi rimanga in larga parte uguale, siamo noi che iniziamo a vederlo da un’altra prospettiva. Ed io non desidero lasciare che questa nuova prospettiva – il ruolo di madre – mi occluda gli orizzonti e mi spenga l’ambizione.

Il passo è breve, è tremendamente facile farsi fagocitare dall’amore e dalla dedizione per i propri figli. E sono certa che qualche donna potrebbe serenamente vivere in questo modo. Io però no.

La soggettività è più o meno comprimibile1 e forse la mia lo è poco.

Amo coltivare con passione gli interessi personali, non solo per me stessa ma anche per mia figlia, perché ritengo lei abbia bisogno di una mamma felice. Sono certa infatti che la mia serenità sia d’aiuto nell’approcciarmi a Viola in modo gentile anche nei momenti più difficili e che sia una componente fondamentale dell’armonia familiare. Desidero inoltre essere per lei un esempio: vorrei che Viola conservasse dentro sé il desiderio di cercare la felicità, senza mai lasciare che gli avvenimenti della vita la facciano capitolare in secondo piano.

Certo non è facile trovare il tempo per me stessa e le giornate non sono, ahimè, lunghe 48 ore. E sì, anche una mamma ha bisogno di dormire. Per questo la mia casa non sarà mai in ordine e non sarà mai perfettamente pulita. Ma tant’è. Me ne frego, prendo un pennello e lo intingo nel colore.

1 P.Gabassi, Lavoro, persone, organizzazioni

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